Il modo migliore per conoscere le usanze locali è capire cosa si mangia e si beve: perciò, appena arrivata in Aveyron, colgo l’occasione al volo, proponendo a mio marito una degustazione organizzata da un’enoteca di Espalion, cittadina ai piedi dell’Aubrac.
L’evento si svolge in un bistrot di Estaing, un paesino medievale con un bel ponte in pietra sul fiume Lot, famoso per il titolo nobiliare acquisito da uno dei presidenti francesi del passato, Giscard d’Estaing. In realtà la zona è più apprezzata, da residenti e turisti, per i suoi vini che per i trascorsi politici.
Dunque ci ritroviamo un venerdì sera in un simpatico bar à tapas, À la maison, di recente apertura e gestito da due ragazze, Michelle e Camille.
Al nostro ingresso, veniamo già inquadrati come forestieri e oggetto di sguardi di curiosità, che dureranno per tutta la serata: ci accoglie l’organizzatore Eric, un esempio di giovane imprenditore locale, la cui moglie sarà al mio fianco per tutta la serata e con cui ci scambieremo pareri su vino e cibo. Eric ci propone di bere una birra, per scaldare l’atmosfera, e pone qualche domanda inquisitoria sulle motivazioni della nostra partecipazione. Più tardi scopro che l’evento era monopolizzato dai vignaioli locali, anche se aperto al pubblico; noi abbiamo come lasciapassare il nome di un’amica locale, cosa che sembra rassicurarlo.
Pian piano arrivano i partecipanti, produttori e amici perlopiù: l’atmosfera è amichevole, tutti si conoscono e, anche se non ci si conosce, un calice di vino facilita la socializzazione.
La serata si preannuncia impegnativa: dieci vini in degustazione prima da soli e poi accompagnati da un assaggio di specialità locali. So già che il numero aumenterà: i produttori portano sempre qualcosa in più, un vino da testare o un cavallo di battaglia non incluso nella lista.
Finalmente si inizia: ogni vignaiolo illustra il suo vino o, se non è presente, ci pensa Eric; si tratta di una scelta di vini della regione del Marcillac e di Estaing, tutti rossi tranne i numeri 1, 2 e 4.
Ecco la lista:
- Fest’aing, una bollicina a base di Chenin e Mauzac, proveniente dalle vicine vigne d’Olt: un metodo tradizionale dalla schiuma vivace e color giallo pallido, leggermente fruttato in bocca, semplice e secco nel finale. Accompagnamento: blinis con formaggio tipo groviera che pero’ sovrasta il vino.
- Una coppia di rosati a base di Fer Servadou, entrambi annata 2024, prodotti da La vigne des Signols: il proprietario Yvan coltiva 3 ha di un micro terroir tra Marcillac e Conques, il solo con etichetta Bio certificato e Demeter. Sarà l’animatore della serata, almeno nella nostra sala, un amante del rock anni 70-80, tanto che uno dei due rosé si chiama Primus one g’roses, vinificato in acciaio, dal color rosa salmone molto bello e luminoso, con un certo tenore zuccherino che si sente in bocca, floreale e adatto al consumo entro l’anno. Come paragone in assaggio abbiamo anche il Rosé bonbon stessa annata, più fruttato e fresco, con una leggera nota vegetale di salvia in fondo. Abbinamento: paté di carne con marmellata che ben si sposa all’acidità e ai profumi del rosé, soprattutto col primo.
- Cap al Tap, Domaine Les Verdus, annata 2023, a base di Mansois, in odore di riduzione; l’annata é stata terribile e purtroppo il vino ne ha risentito. In accompagnamento del salame che però copre completamente il vino.
- Perauty, Domaine Musset bio, annata 2022, un bianco in stile Borgogna a base di Chenin, con note di burro, albicocca, fumé e vegetale, forse un po’ troppo oleoso e carico. In abbinamento pollo al finocchio e pastis: malgrado gli aromi, il vino, sontuoso, sovrasta il piatto.
- Re Lie Gens - Le Bouissas - di Eric Bousquet, un giovane vignaiolo di Laguiole che si interessa di vitigni ancestrali; annata 2022, biodinamico, uvaggio Fer Servadou e Jurançon noir, affinato in botte. Fruttato e ancora un po’ acido, migliorerà sicuramente col tempo, dato che si consiglia di conservarlo fino a 5 anni. Servito con del roast beef l’acidità aumenta, ma l’abbinamento migliora sensibilmente con il pane bianco che stempera e aggiunge la tendenza dolce.
- Chateau Beauregard di Hugo Epinoux, IGP Aveyron, 2023, a base di Fer Servadou, Gamay 2019 e Pinot noir. Malgrado il color rosso rubino spento, al naso è un’esplosione di profumi dalla frutta matura al mentolato, in bocca buona acidità, molto piacevole, l’ho amato molto, anche se l’abbinamento con maigret e albicocca lo penalizza un po’.
- La Jouate di Domaine Croizat 2020, Fer Servadou in purezza; fruttato, cacao, liquirizia, sensazione di polvere in bocca, perfetto con i farsous, frittelle rotonde a base di farina, uova, verdure e lardo, tipiche dell’Aveyron.
- La Pauca, Domaine Musset, 2022 bio, deve il suo nome a un’unità di misura 5 cl di vino locale; composto per metà di Fer Servadou, il resto Cabernet franc e Cabernet sauvignon, un anno in botte di quercia, fruttato e vegetale, con una nota leggermente zuccherina. Ottimo accordo con il boeuf à la bourguignonne.
- Tome III, Mas Lafont, 2022, uvaggio misto tra Syrah e Cabernet sauvignon, molto goloso in bocca, tanti frutti rossi e in fondo un po’ di vegetale. Non molto adatto l’abbinamento riso al curry, troppo delicato, meglio col bianco.
- La Muse, Domaine de Costes Rouges, il vin doux naturel dell’Aveyron, base Fer Servadou, mutage con eau de vie, fruttato e leggera nota amara di genziana molto amata dai locali; un vino che mi ha colpito anche per l’acidità, equilibrato, uno dei miei favoriti. Sorprendente con il bleu d’Auvergne, dove piccantezza e dolcezza combinano un matrimonio perfetto.
La serata è conviviale, l’atmosfera rilassata: si degusta, si esprimono pareri; spesso, data la mia origine italiana, mi vengono richieste opinioni, dai vicini o dallo stesso anfitrione, sugli abbinamenti, oltre che sul vino, e noto che le percezioni al palato sono un po’ diverse: a vicenda ci suggeriamo soluzioni, a seconda del patrimonio gastronomico di provenienza.
Dopo circa tre ore decidiamo che possiamo essere soddisfatti dell’esperienza e salutiamo Eric, che non finisco mai di stupire perché ho preso appunti per tutta la sera e ho versato gran parte del vino in un bicchiere, senza berlo, con la scusa della guida notturna.
Forse, per qualche giorno, saremo tra gli argomenti delle chiacchiere di paese, ma sicuramente senza malizia: indelebile invece resta il ricordo di aver partecipato ad una piccola festa di vignaioli fieri del loro terroir e dei loro splendidi prodotti, pronti allo scambio di idee, alle lodi come alle critiche, in un processo di evoluzione continua.