Il Roussillon, che fa parte del dipartimento dei Pirenei Orientali in Francia, è da alcuni anni in piena ascesa per la qualità dei suoi vini rossi in particolare, ma soprattutto per i VDN, vini dolci naturali, ottenuti tramite la tecnica del mutage, cioè bloccando la fermentazione del vino con dell’alcool; si ottiene cosi’ un prodotto dal gusto e dal fascino unici: Banyuls, Maury e Rivesaltes sono ormai celebri oltrefrontiera, richiesti persino dal mercato asiatico. Quasi nessuno però si ricorda del Byrrh, un aperitivo a base vino, creato nella seconda metà dell’Ottocento e in auge fino agli anni Sessanta, esportato ovunque.
E’ a Thuir, una cittadina a pochi chilometri da Perpignan, in direzione della frontiera spagnola, che bisogna recarsi per riscoprire questa bevanda ancora commercializzata, almeno localmente: qui, a partire dal 1860, si stabilirono i fratelli Violet, commercianti di vino, che diedero vita alla loro impresa creando un aperitivo venduto come tonico: alla base c’era il rosso locale, lasciato invecchiare in botti di legno tre i due e i cinque anni, poi veniva aggiunta della mistella o alcool. Cosi’ assemblato riposava ancora, infine era aromatizzato con varie spezie come camomilla, scorza d’arancia, sambuco, tra cui la principale era la china o quinquina in francese.
Era l’epoca del vermuth e dei vari vini medicinali: essendo un’appassionata dell’aromatizzazione, già agli albori del mio percorso nell’universo del vino mi interessai a diverse degustazioni sull’argomento, che culminarono con la partecipazione ad una manifestazione presso l’Enoteca regionale del Barolo nel 2016 che aveva come tema proprio il Barolo chinato. La china ha proprietà energizzanti e digestive: combinata con un vino rosso di buona qualità non puo’ essere che esaltata, quindi i fratelli Violet ebbero davvero un lampo di genio: cosi’ la loro impresa comincio’ a prosperare e ad ingrandirsi sempre più fino a raggiungere nel 1910 ben 750 impiegati e 30 milioni di litri all’anno di Byrrh.
Il successo continuò anche negli anni successivi, culminando nel 1951 con la costruzione della più grande botte in quercia del mondo, della capacità di ben un milione e duecento litri, che fa bella mostra di sé ancora presso la cantina. La concorrenza di altre bevande negli anni del boom economico determinarono la perdita di interesse e progressivamente la drastica diminuzione di produzione del tonico: l’azienda per un breve periodo di tempo fu anche in coproprietà con l’italiana Cinzano, poi passo’ alla SOPAGLY fino agli anni 2000. Attualmente è sede di una cantina cooperativa locale che la utilizza come deposito e altre attività, mentre la produzione è stata dirottata nella vicina “Arnaud de Villeneuve”.
Una curiosità è la nascita del nome Byrrh, inizialmente chiamato Vino tonico e igienico alla china: il grande successo dell’aperitivo suscito’ le ire dell’Ordine dei farmacisti di Montpellier che fecero causa ai Violet per concorrenza sleale, proibendo loro di usare il termine “china” che designava una sostanza medicinale.
Cosi’ vennero presi a caso dei campioni di tessuto nella bottega dei due inventori, inizialmente commercianti anche di stoffe, ciascuno etichettato con una lettera dell’alfabeto e saltò fuori il nome di Byrrh, registrato come marchio nel 1873.
Consiglio vivamente la visita della cantina, che si articola in un percorso ben organizzato e chiaro nelle spiegazioni: la grande sala con le botti immense é davvero suggestiva, ancora impregnata dell’odore del vino, e la più grande del mondo, che troneggia sullo sfondo, è uno spettacolo davvero unico.
Come congedo vengono offerti due assaggi, serviti in un chiosco in ferro battuto: il Byrrh tradizione, dalle note dolci di cannella e vaniglia nera, e il Byrrh grand quinquina, leggermente amaro nel finale, ma decisamente più interessante dal punto di vista organolettico, meglio ancora gustato fresco.
Nell’insieme si respira ancora un po’ il fascino nostalgico della Belle Epoque e di antichi splendori: perché dunque non lasciarsi trasportare per qualche istante nel passato, suggerito anche dalle pubblicità dell’epoca, sorseggiando un bicchierino di vino tonico, prima di rientrare nella banale quotidianità del ventunesimo secolo?




