La cantina Asjarigato sorge in un territorio di confine ricco di storia, tra Padova e Chioggia, a ovest di Venezia. I suoi vigneti si allungano lungo il fiume Bacchiglione, che in epoca antica era un'importante e vivace via commerciale.
Si tratta di una piccola e virtuosa realtà a conduzione familiare, specializzata nella valorizzazione dei vitigni autoctoni. Il loro re indiscusso è il Friularo, un biotipo del Raboso: il vino rosso tradizionale delle Venezie, storicamente soprannominato "vino da viaggio" per la sua straordinaria capacità di conservazione, dovuta a una naturale e vigorosa componente acida e tannica.
L'azienda segue una filosofia di profondo rispetto per la natura e la biodiversità: banditi totalmente i diserbanti e i fertilizzanti chimici, la vite è lasciata libera di esprimersi in tutta la sua autentica purezza.
Perché ho scelto questa cantina
Amo di Asjarigato la produzione squisitamente artigianale e la capacità di assecondare i ritmi della terra. Ma soprattutto, mi ha conquistato l’abilità straordinaria nel domare un vitigno notoriamente difficile come il Friularo: un rosso tradizionalmente austero e "rabbioso", che la cantina riesce a declinare in sfumature sorprendenti, trasformandolo in un vino fresco, schietto ed estremamente elegante.
La storia dentro la bottiglia : un'avventura veneziana
La mia scoperta di Asjarigato è legata a un aneddoto particolare, nato durante gli anni in cui ho vissuto a Venezia prima di trasferirmi in Francia. In quel periodo amavo esplorare il patrimonio vitivinicolo dell’entroterra e della laguna, collezionando perle rare come il Torchiato di Fregona o la Dorona. La svolta con Asjarigato, però, è arrivata tra i tavoli di un ristorante.
Fu un’esperienza nata sotto i peggiori auspici che si rivelò, col senno di poi, una grandissima scuola di vita. Una ristoratrice di mia conoscenza mi chiamò un giorno in preda alla disperazione: aveva appena licenziato il suo maître dopo aver scoperto che l'uomo aveva speso una cifra astronomica in vini naturali di ogni genere, ora stipati in un magazzino all'insaputa di tutti. Rimasta senza personale e con una montagna di bottiglie da vendere, mi chiese aiuto. Accettai la sfida: feci l’inventario, studiai la strategia e mi rimboccai le maniche, lavorando contemporaneamente come cameriera e sommelière.
In quella cantina improvvisata, il Friularo di Bagnoli di Asjarigato era uno dei vini di punta: una bottiglia d'eccellenza, a un prezzo elevato che, vista la clientela abituale, temevo sarebbe rimasta invenduta. E invece, la storia andò diversamente.
Molti clienti erano francesi e per loro era un vero sollievo poter parlare di vino nella propria lingua madre. Una sera, incantando due coppie di turisti con i racconti del territorio, consigliai il Friularo: ne rimasero talmente estasiati da ordinare subito una seconda bottiglia. L'ultima rimasta la vendetti a un gruppo di ragazze russe che festeggiavano un compleanno; cercavano il vino più costoso e, dato che era estate piena, preferii evitare un Amarone troppo caloroso. Il Friularo fu una scelta perfetta e le lasciò a bocca aperta.
Nonostante questi successi professionali, l'avventura in quel ristorante finì male: le promesse di un contratto fisso svanirono nel nulla e, dopo un'accesa discussione, decisi di appendere il grembiule al chiodo per l'ultima volta.
Quell'esperienza si era conclusa, ma il Friularo aveva ormai fatto breccia nel mio cuore. Per molto tempo ho cercato di visitare la cantina senza successo ma, una volta trasferitami in Francia, al momento di scegliere i primi fornitori per il mio sito mi sono detta: perché non provarci?
Un fitto dialogo via mail è diventato un incontro di persona a una fiera di Verona con la responsabile delle vendite. L'intesa è stata immediata.
Oggi sono felice di avere il Friularo nel mio catalogo, insieme ad altre splendide versioni della cantina. Vi invito a scoprirlo: vi accorgerete che dietro a una natura inizialmente scontrosa e un po' aggressiva si nasconde un vitigno incredibilmente versatile, capace di regalare un vino potente, raffinato e indimenticabile.
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