La Piotta è un’azienda agricola situata a Montalto Pavese, nel cuore dell’Oltrepò Pavese: un territorio storico della Lombardia, celebre per i suoi vini fermi e spumanti a base di Pinot Nero, vitigno principe della zona fin dalla seconda metà dell’Ottocento.
La famiglia Padroggi si occupa oggi di circa 15 ettari interamente vitati. La loro storia nel mondo del vino inizia nel 1985 con il fondatore, nonno Luigi; la gestione è poi passata ai figli Gabriele e Mario e, infine, alla terza generazione, oggi rappresentata dai nipoti Luca e suo cugino Enrico.
Oltre al Pinot Nero, la cantina coltiva i vitigni più rappresentativi del territorio, come il Riesling (sia Renano sia Italico), il Pinot Grigio, la Croatina e la Barbera.
A massima garanzia di qualità, tutti i vini sono certificati biologici e prodotti sotto il marchio FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), che ne attesta l'autenticità e il legame diretto tra vigneto e bottiglia.
Perché ho scelto questa cantina
Per la sua capacità di farsi interprete autentica del territorio e per la volontà di innovare nel segno della tradizione. Della Piotta amo la direzione intrapresa negli ultimi anni: una costante ricerca qualitativa e una spinta alla sperimentazione che si esprimono al massimo livello, soprattutto nella produzione degli spumanti.
La storia dentro la bottiglia
Fin da bambina passavo molte domeniche in Oltrepò con la mia famiglia. Mio padre, che amava il buon vino a tavola, aveva trovato un produttore della zona;
così, circa due volte l’anno, organizzavamo una scampagnata insieme ad altre tre o quattro famiglie con bambini, sia per fare rifornimento sia per passare una giornata in allegria. Immancabile era la tappa alla trattoria “La Pesa”, dove trascorrevamo interi pomeriggi tra pranzi interminabili e giochi in giardino, per poi rientrare in città esausti ma felici e, soprattutto, con il bagagliaio pieno di bottiglie.
Durante l'adolescenza iniziai a familiarizzare con il gusto di quel vino – che all'epoca si preferiva frizzante – e mi rimasero impresse le etichette con i nomi dei vitigni che, pur non significando ancora molto per me, stavano già educando il mio palato. Negli anni, infatti, mi è sempre risultato difficile sostituire a tavola il vino dell’Oltrepò con qualcos'altro.
Quando ho intrapreso la mia formazione come Sommelier e Assaggiatore, mi è capitato di seguire alcune lezioni direttamente in cantina e la scuola proponeva proprio La Piotta di Montalto Pavese. Nel novembre 2017 ho conosciuto Luca che, insieme al cugino Enrico, aveva da poco preso in mano le redini dell'azienda, affiancando il padre e il nonno Luigi, il fondatore.
Ricordo che, durante la presentazione, Luca raccontò che non amando molto lo studio aveva preferito la manualità del lavoro in vigna. Proprio lì, tra i fusti in acciaio, il freddo della cantina e le macchie viola sul pavimento, ho rintracciato quel profumo di vino che caratterizzava le domeniche della mia infanzia, quando accompagnavo mio padre ad assaggiare il vino dalla botte.
I vini di Luca sono l'espressione di un territorio genuino, diretto e senza fronzoli, esattamente come i suoi abitanti: colline cariche di vigneti che inarcano dolcemente il dorso al sole del mattino, scaldando grappoli pieni di promesse.
Nel corso degli anni ho visto l'evoluzione della Piotta orientarsi verso una qualità sempre più elevata. Hanno puntato sui vitigni autoctoni, come il Riesling italico e il Pinot grigio, e sulla valorizzazione del Pinot nero nella spumantizzazione. Questa filosofia si riflette nella diversificazione delle bollicine, nella scelta di privilegiare i vini fermi rispetto ai frizzanti e nell’abolizione della vinificazione in bianco del Pinot nero. E se mio padre resta uno degli ultimi affezionati dell’effervescenza di una volta, io seguo con entusiasmo la svolta contemporanea della cantina, pur mantenendo i miei gusti personali.
Infine, trovo splendido il profondo rispetto che l'azienda riserva al capostipite della famiglia. A nonno Luigi è stata infatti dedicata una linea di vini, tra cui un Metodo Classico di 100 mesi sui lieviti che porta il nome "2 Agosto", il suo giorno di nascita – uno spumante che spero di avere presto l’occasione di assaggiare. In questo omaggio vedo un riconoscimento verso le generazioni precedenti e le proprie radici, un valore raro che nella società attuale sembra quasi un lontano ricordo.
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